Intelligenza artificiale e giustizia: innovazione sì, ma con l’uomo al centro
L’intelligenza artificiale nel campo giuridico non è più un tema futuribile, ma una realtà che è già entrata nei tribunali, negli studi legali e più in generale nel lavoro giuridico quotidiano.
Ne abbiamo parlato durante un convegno organizzato da InMedio Formazione e tenuto dall’Avv. Daniela Dondi, Onorevole, Deputato della camera, componente della commissione giustizia, già presidente del Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Modena.
Il dibattito ha toccato tre snodi decisivi: il quadro normativo europeo e italiano, la sperimentazione dell’IA negli uffici giudiziari e l’impatto sulle responsabilità dell’avvocato.
Regole per l’AI che incide sui diritti
Parlare di intelligenza artificiale significa parlare di diritti fondamentali, dignità della persona e tutela contro i rischi dell’automazione.
L’approccio europeo si fonda sulla classificazione del rischio: più un sistema di IA può incidere sulla vita delle persone, più rigorose devono essere le regole. La giustizia viene infatti classificata come settore particolarmente sensibile; trasparenza, tracciabilità e supervisione umana non sono optional, ma garanzie essenziali.
L’AI in campo giuridico può aiutare ma non decidere
L’intelligenza artificiale può essere molto utile ad avvocati e magistrati nelle attività di supporto: sintesi di fascicoli complessi, organizzazione dei dati, ricerca dei precedenti, anonimizzazione delle sentenze, classificazione dei documenti.
Sono tutti impieghi che possono rendere il sistema più efficiente. Il limite, però, deve restare invalicabile: l’algoritmo non può sostituire il giudice nella valutazione dei fatti, delle prove e della decisione finale.
Il principio emerso con forza è semplice ma decisivo: la macchina propone, l’essere umano dispone.
Per l’avvocato cambiano gli strumenti ma non le responsabilità
Sul piano professionale, l’uso dell’IA apre opportunità ma anche rischi molto concreti. Dalla
riservatezza dei dati alle possibili “allucinazioni” dei sistemi generativi, fino al dovere di informare il cliente sull’uso di questi strumenti.
Il punto fermo resta uno: la responsabilità dell’atto e della strategia difensiva rimane sempre dell’avvocato. L’IA può supportare nella ricerca e nell’elaborazione, ma non può sostituire il giudizio professionale, la verifica delle fonti, il segreto professionale e il rapporto fiduciario con l’assistito.
Per concludere
Il punto di vista condiviso durante l’incontro formativo organizzato da InMedio Formazione è netto: non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale, ma nemmeno subirla con ingenuità.
Nel diritto, l’innovazione è utile solo se resta governata da competenza, regole ed etica. L’avvocato e il magistrato del futuro non saranno sostituiti dalla tecnologia; saranno invece penalizzati se non sapranno comprenderla, controllarla e usarla con responsabilità.
“Il vero progresso non è affidare decisioni alle macchine, ma usare le macchine per proteggere meglio le persone.”
